Commemorazione della Festa della Liberazione 2026
Pubblicato il 27 aprile 2026 • Comune
Ci ritroviamo oggi per celebrare una delle date più significative della nostra storia: il 25 aprile, Festa della Liberazione.
Una ricorrenza che non appartiene soltanto al passato.
È una data che continua a parlarci, a interrogarci, a chiamarci alla responsabilità.
Ottantuno anni fa culminava il processo di liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista.
Il nostro Paese ritrovava la strada della libertà, della dignità, della democrazia.
Donne e uomini, spesso giovanissimi, scelsero di rischiare tutto per un ideale più grande: un’Italia giusta, libera, fondata sui diritti.
A loro va oggi il nostro più profondo sentimento di riconoscenza.
La Resistenza fu un movimento ampio e corale.
Assunse forme diverse e complementari: quella armata dei partigiani, decisiva nella lotta di Liberazione, e quella civile, fatta di persone comuni che seppero opporsi, aiutare, proteggere, scegliere.
È anche grazie a questo intreccio di impegni, grandi e piccoli, che si costruì la libertà.
Ed è un insegnamento che ci riguarda ancora oggi: ciascuno di noi, nel proprio quotidiano, ha una parte da giocare.
Questo 25 aprile assume un significato ancora più intenso perché si inserisce nel cammino che ci conduce al 2 giugno, quando celebreremo gli 80 anni della Repubblica.
Nel 1946, il popolo italiano scelse la Repubblica e aprì una nuova stagione, fondata sulla partecipazione, sulla sovranità popolare, su valori condivisi.
Valori che trovano la loro espressione più alta nella Costituzione.
Una Costituzione nata dalla Resistenza, profondamente antifascista.
Non solo un insieme di norme, ma un patto vivo tra cittadini, che ancora oggi ci guida nella costruzione di una società più giusta, più solidale, più inclusiva.
Come ricordava Piero Calamandrei:
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
Parole semplici, ma potentissime.
Parole che ci ricordano che la democrazia non è mai scontata.
È un bene prezioso, da custodire ogni giorno.
Un bene da tenersi stretto in un mondo, quello di oggi, dove la democrazia sta sempre più diventando l’eccezione, non la regola: solo una persona su quattro vive oggi in una democrazia liberale.
Anche qui, nella nostra comunità di Capralba, celebriamo questa giornata con rispetto e consapevolezza.
Ricordiamo chi ha lottato, chi ha sofferto, chi ha sacrificato la propria vita per permetterci di vivere in un Paese libero.
Ma ricordiamo anche il nostro dovere: essere cittadini attivi, contrastare ogni forma di odio, di intolleranza, di indifferenza.
Il 25 aprile non è soltanto memoria.
È responsabilità.
È l’impegno a trasmettere alle nuove generazioni i valori della libertà, della democrazia, della pace.
E oggi, in un tempo in cui nel mondo risuonano ancora conflitti e divisioni, la parola pace non può restare un auspicio.
Deve diventare una scelta concreta, quotidiana.
Una scelta che trova radice nella nostra Costituzione, che all’articolo 11 ripudia la guerra e afferma il valore del dialogo tra i popoli, della cooperazione, del rispetto reciproco.
“Ripudia” è una parola forte.
Indica una rottura netta con il passato, con la logica della violenza e della sopraffazione.
Da questo principio nasce anche l’impegno dell’Italia nel progetto europeo e nelle istituzioni internazionali, come le Nazioni Unite: un impegno fondato sulla limitazione della sovranità nazionale in nome della pace, della giustizia e della convivenza tra i popoli.
Un progetto che mette al centro la persona, la sua dignità, la sua tutela.
Il progetto di un’Europa unita, libera e democratica nasce anch’esso da quella stagione: dalla Resistenza, dall’antifascismo, dalla volontà di non tornare mai più alle guerre e ai nazionalismi che avevano devastato il nostro continente.
L’Europa è una conquista preziosa.
Per questo va difesa, rafforzata, resa più unita: perché solo insieme possiamo affrontare le sfide del nostro tempo e dare piena attuazione ai valori di libertà, democrazia e pace su cui è stata costruita.
È, ogni giorno, una scelta di campo.
Con questo spirito rinnoviamo il nostro impegno per una comunità unita, solidale, fedele ai principi della nostra Costituzione antifascista.
A chiamarci oggi sono i molti martiri degli eccidi e delle stragi nazifasciste, i nostri caduti militari, i partigiani, i deportati nei campi di sterminio, gli internati militari italiani, troppo spesso dimenticati, che seppero resistere rifiutando il nazifascismo anche a costo della prigionia.
Ognuno di noi porta con sé un affetto, un nome, un volto.
Un volto da ricordare davanti a questo monumento.
La nostra comunità non dimentichi il sacrificio dei quattro giovani partigiani caravaggini morti a Capralba nel marzo del 1945:
Carlo Baruffi,
Annunzio Grassi,
Francesco Pala,
Giovanni Perego.
In questa giornata, stringiamoci intorno al nostro Tricolore.
Facciamo memoria degli eventi che hanno costruito la nostra identità.
E assumiamoci la responsabilità di orientare il futuro.
Dalle rovine della guerra nacque un’Italia nuova.
Un’Italia repubblicana.
Un’Italia antifascista.
Un’Italia che ripudia la guerra e si impegna per la pace.
Che si fonda sulla dignità umana, sull’uguaglianza, sul rispetto dei diritti.
Sulla collaborazione tra i popoli.
Sul rifiuto di ogni forma di razzismo e discriminazione.
Viva il 25 aprile,
viva la Repubblica,
viva l’Italia.